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Le origini
Anche tra le nostre valli la storia dell'apicoltura si perde nella notte dei tempi .
Nel primo millennio non si ha conoscenza di nessun documento che attesti lo svolgimento dell'attività apicola, ma anche senza certificati in vita le api bottinavano comunque da fiore in fiore senza peraltro che il legame con l'uomo fosse quello che invece si concretizzò nel secondo millennio.
Le tracce storiche di questo periodo vanno cercate negli archivi delle famiglie nobili, negli atti notarili e nei cespiti dei castelli e fin dall' XI secolo appaiono tracce tangibili, non forzatamente riferite alle api, ma ai prodotti dell'alveare che a quel tempo non conoscevano sostituti o validi succedanei.
A partire poi dal XIV secolo sono più evidenti le tracce relative agli atti notarili di eredità o contrattuali dai quali si evince la peculiarità riservata a questi piccoli insetti proprio per l'importanza sia del miele che della cera.
Erano gli stessi Signori che richiedevano il pagamento oltre che in moneta anche in beni materiali e tra questi difficilmente mancavano alcune libbre di cera.
In effetti la cera era il bene più importante tanto che se ne tentò la contraffazione con il sego, ma troppa era l'importanza per le diverse funzioni religiose per non esigere multe salate a carico dei manigoldi del tempo.
Gli atti continuano a comparire tra il XV ed il XVIII secolo, tra le pieghe del tempo, siano essi contratti privati o elenchi di beni di case signorili o ordini religiosi.
Alcuni apicoltori valdostani contribuirono a porre le basi per l'apicoltura moderna, che consentì il passaggio all'uso definitivo delle arnie a telaio mobile ed il progressivo abbandono dell'apicidio, con lo sviluppo di tecniche innovative e maggiormente produttive oltre che fortemente migliorative per gli aspetti sanitari.
I padri della nostra apicoltura si formarono a Torino, a Milano ma anche in Francia, riversando l'ingegno del loro talento sull'apicoltura valdostana, ed i risultati di tanta innovazione si fecero sentire anche se con tempi piuttosto lunghi con la predisposizione di arnie moderne adattate ai nostri climi ed ai nostri apicoltori, ma anche con il concretizzarsi di forme associative quale la Società promotrice dell'apicoltura nel Ducato di Aosta che realizzò altresì un apiario modello per la pratica e la sperimentazione.
A fine secolo l'apicoltura a favo mobile aveva ormai conquistato gran parte degli apicoltori valdostani ed il miele locale era apprezzato dai diversi turisti della nostra regione, come risulta da diversi documenti a cavallo tra il XIX ed il XX secolo.
Sempre a cavallo tra i due secoli giunsero importanti riconoscimenti qualitativi per le produzioni locali sia all'esposizione generale di Torino di fine secolo che al cinquantenario dell'associazione agricola di Biella, venti anni dopo, con medaglie d'oro e di altri metalli.
Durante il secolo appena chiuso si susseguirono diversi momenti importanti ed in particolare modo un forte sviluppo dell'associazionismo che permise il raggiungimento di grandi risultati sotto l'aspetto tecnico e commerciale, mentre sul fronte della patologia apicola è ancora fresca nella mente degli apicoltori più anziani la decimazione di migliaia di alveari a causa dell'attacco di Acariosi che colpì con inaudita violenza il nostro patrimonio apicolo, come altrettanto decisa fu la risposta degli apicoltori.
Questa fase, oggi ormai superata, ha insegnato molto ed ha unito i diversi apicoltori che hanno saputo fare tesoro di quell'esperienza combattendo uniti l'altra grave epizoozia di fine secolo: la varroa.
Molti aspetti legati all'apicoltura del XX secolo vanno dalla fornitura di servizi, alla commercializzazione, alla realizzazione di uno specifico servizio di assistenza tecnica, alla predisposizione di un laboratorio di analisi, fino all'informazione ed alla formazione dei giovani ma anche dei più esperti apicoltori.
E' poi durante la seconda metà di questo secolo che vengono istituiti la Cooperative Miel du Val d'Aoste ed il Consorzio Apistico della Valle d'Aosta.
Questo rapidissimo "excursus" storico vuole essere molto conciso per non togliere spazio ad altri argomenti di questo "speciale" sull'apicoltura valdostana sapendo che, in maniera molto più dettagliata, verrà trattato in una specifica prossima pubblicazione ad essa dedicata.
