Notizia

Il dolore dei genitori che chiedono a Meloni 'l'Italia sia parte civile'
19:25 - 07/01/2026 


(di Michela Nana) (ANSA) - MILANO, 07 GEN - È il giorno del dolore, del ricordo, delle lacrime, dell'addio per cinque delle sei vittime italiane, tutte giovanissime tra i 15 e i 16 anni, della strage di Capodanno di Crans-Montana. Ma è anche il giorno in cui i genitori chiedono giustizia e verità per la morte dei loro figli, che hanno perso la vita in una notte che doveva essere di divertimento. Andrea Costanzo, padre di una delle due vittime milanesi, Chiara, al termine dei funerali della figlia si è rivolto alla premier Giorgia Meloni: "vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni". Ed ha chiesto che l'Italia "si costituisca parte civile". La premier, secondo quanto si apprende, è rimasta molto colpita dalla strage dei ragazzi a Crans-Montana e non è escluso che il governo possa valutare delle iniziative nelle prossime ore. Da Milano a Roma, fino a Lugano, parenti, amici, compagni di scuola si sono ritrovati per l'ultimo saluto a Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti. Il funerale di Emanuele Galeppini si terrà invece domani a Genova. Questa mattina in tutte le scuole italiane è stato osservato un minuto di silenzio in memoria di questi ragazzi, il cui banco questa mattina è rimasto vuoto. La basilica di Sant'Ambrogio e quella di Santa Maria delle Grazie a Milano hanno fatto fatica a contenere la folla di amici e parenti, compagni di scuola, che si sono radunati per i funerali in contemporanea di Achille e Chiara, i cui feretri sono stati accolti da applausi, rose bianche e palloncini. Alle esequie della sedicenne ha voluto portare un saluto anche Liliana Segre: "un dolore così da genitori non si può sopportare", ha osservato la senatrice a vita madre di tre figli. La famiglia, anche se prostrata dal dolore, non ha rinunciato a chiedere giustizia per la figlia, "abbiamo tutti sete di verità", ha detto il padre Andrea. Un concetto rimarcato dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, secondo cui "bisogna accertare al più presto la verità", di quanto accaduto quella notte in Svizzera. Dopo l'omelia si sono susseguite le testimonianze degli amici, delle compagne di classe, dei professori e dell'insegnante di ginnastica della giovane, della sorella Elena, "sono arrabbiata che ti abbiano portata via a 16 anni", ha detto. Lo zio ha rimarcato il "profondo senso di giustizia" delle nipote e per questo "si farà di tutto per arrivare alla verità" di quanto è successo. Un lungo applauso e le note di 'Perdutamente' di Achille Lauro, una delle sue canzoni preferite, hanno accompagnato la bara di Achille Barosi. Il padre del ragazzo, Nicola, ha raccontato tutto il senso di smarrimento di un genitore davanti alla perdita di un figlio. "Mi sono completamente smarrito e svuotato - ha detto - ma averti è stato un privilegio". La madre, Erica, ha raccontato a tutti di questo figlio maturo per la sua età, pieno di sogni e di senso di giustizia, tanto che era indeciso se fare l'architetto o il giudice. "Sei libero, vola amore io, hai delle ali luminosissime e saprò vederti. Mamma - ha concluso - tua per sempre". Una folla di giovani ha preso parte ai riti funebri di Riccardo Minghetti a Roma e di Giovanni Tamburri a Bologna, entrambi sedicenni, che si sono svolti in mattinata. Riccardo "era un ragazzo gentile ed affettuoso", ha ricordato una compagna di classe. Sul feretro, accolto da applausi, la maglietta sportiva e i gigli bianchi. "Ricordo quando mi ha salutato l'ultimo giorno in coda ai piedi della seggiovia. Mi ha chiamato 'mamma, mamma' e si è fatto dare un bacio", ha raccontato la madre Carla che dal pulpito ha ricordato come "negli ultimi giorni a Crans era felice". L'amico di Riccardo, Manfredi Marcucci, romano anche lui, sta lottando all'ospedale Niguarda di Milano dove è ricoverato dopo le ferite riportate quella notte. A Bologna gli amici di Giovanni Tamburi si sono stretti tutti l'uno all'altro davanti al feretro dell'amico, per cercare di affrontare il dolore della perdita. "II primo gennaio hai perso la vita e io l'ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no", ha detto il padre del ragazzo durante la celebrazione nella Cattedrale di San Pietro a Bologna. Si è tenuto invece nella cattedrale di Lugano l'ultimo saluto a Sofia Prosperi, la più giovane delle vittime. "Tutto in noi oggi dice di no, non ce la facciamo, non è vero, non si può morire a 15 anni - ha spiegato il vescovo Alain de Raemy, in una chiesa gremitissima di ragazzi, molti dei quali stringevano una rosa bianca -. II pensiero va a tutti gli altri giovani che condividevano con lei la festa di capodanno". (ANSA).


Notizie del giorno



Torna su