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'Inaccettabile che carenze territorio e ospedali ricadano su medicina d'urgenza'
10:06 - 07/01/2026 


(ANSA) - ROMA, 07 GEN - A causa dell'influenza, è in corso nei pronto soccorso di tutta Italia "un aumento importante di accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del fenomeno del 'boarding', lo stazionamento in barella dei malati che hanno bisogno di un posto letto". Lo ha detto all'ANSA Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu). Alla base di questo problema, spiega Riccardi, "c'è un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati che sono più difficili, più fragili". "Non è accettabile - sottolinea il presidente della Simeu - che le carenze del territorio e quelle dell'ospedale per i posti letto ricadano unicamente sul servizio di emergenza urgenza. In primis perché i malati che rimangono in barella in pronto soccorso non ricevono cure in un luogo adeguato e poi perché il personale del pronto soccorso deve farsi carico di un reparto assistenziale con 10, 15, 20, 30 malati a seconda delle realtà, che sono i malati che potrebbero essere tranquillamente in una degenza ospedaliera". Un fenomeno che incide pesantemente anche sui tempi d'attesa per chi deve accedere al pronto soccorso. "Ogni malato in boarding rallenta di 19 minuti il tempo di accesso di pazienti in pronto soccorso e se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa - spiega Riccardi -. Se ogni medico ha in carico 10 pazienti dal turno della notte, molti dei quali in attesa del posto letto, e si hanno solo tra sale visita, significa che per almeno tre ore i medici non riescono a vedere i pazienti che sono in attesa in pronto soccorso. Questo perché devono rivedere i pazienti, guardare gli esami, rivisitarli, farsi carico dei loro problemi, cercare un posto letto, fare le chiamate coi familiari, aggiornali". "Questo fenomeno espone gli operatori a un carico di lavoro enorme, causando un danno umano perché si trovano a gestire questi pazienti in situazioni comunque disagevoli, ed è anche impegnativo dal punto di vista etico - conclude Riccardi -. Noi parliamo di moral injury". (ANSA).


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